"Guardare avanti"

Nei primi del 1981, dopo l'ennesima discussione con il proprietario di Television/Radio Age, l'editore Sol Paul, gli proposi di creare un'altra rivista che dovevo, però, gestirmi da solo. Al suo rifiuto, con l'aiuto dell'industria televisiva americana e italiana, misi in piedi Video Age, il mensile che dirigo tutt'ora, oggi l'unica rivista di televisione indipendente del mondo. Nel 1985, con l'appoggio della comunitá latina di Miami, Florida, creai VideoEra, la prima rivista per il settore Tv dell'America Latina.
            Una breve nota sul leggendario S.J. Paul. Negli Usa l'industria radiotelevisiva è stata creata da emigrati ebrei per la maggior parte  provenienti da Minsk, nella Bielorussia, come David Sarnoff (Rca-Nbc), Leonard Goldenson (Abc), William Paley (Cbs), Vladimir Zworykin e altri. Tra questi vi erano anche S.J. Paul, Sol J.Taishoff (Broadcasting) e Sime Silverman (Variety). Video Age è stata la prima rivista del settore ad introdurre, nel 1982, i quotidiani pubblicati e distribuiti solamente entro l'ambito e la durata delle fiere per la televisione. In principio ad aiutarmi con il loro sostegno pubblicitario furono la rete tv americana Abc, gli studi di Mgm e Columbia (ora Sony Pictures), il predicatore protestante (poi candidato alla presidenza Usa) Pat Robertson, il presidente della Fiera di Milano Guido Franci (deceduto), e Silvio Berlusconi, con la pubblicità per Canale 5 (che trattavo personalmente con lui). Poco dopo arrivarono Edilio Rusconi per Italia 1, Mario Formenton per Rete 4 e Giuliano Re per Tv Port.
            L'appoggio della Rai arrivò molto più in là. In principio i dirigenti Rai non m'invitavano nemmeno ai ricevimenti per la stampa. Il rapporto con Berlusconi non era sempre liscio. Una volta, uno dei suoi collaboratori voleva addirittura organizzare una conferenza stampa per screditare un mio articolo che non gli era piaciuto. Ad incrinare il rapporto  con la Rai fu Sergio Zavoli (presidente Rai dal 1980 al 1986). Ecco cosa scrissi per Television/Radio Age il 6 ottobre 1980: "La nota amara di Prix Italia (tenutosi a Riva del Garda nello scorso mese) arrivò durante la cerimonia della premiazione, quando Sergio Zavoli fu accusato di ignorare gli alti dirigenti delle tv di altri paesi al punto di rifiutarsi anche di essere presentato ad alcuni di essi. L'atteggiamento di Zavoli riflette la tipica arroganza e mancanza di visione dei piccoli servi politici".
           
A seguito dell'articolo fui chiamato a Roma dall'allora segretario generale del Prix, Alvise Zorzi (che ci teneva  a farsi chiamare Conte) e, a New York, dall'allora presidente di Rai Corp. Renato Pachetti, che dopo avermi intimato di non parlare più male di Zavoli, per anni evitarono di invitarmi a qualsiasi incontro organizzato dalla Rai. I miei rapporti con la Rai migliorarono solamente dopo il 1986 con l'arrivo di Enrico Manca (presidente dal 1986 al 1992), con la presidenza di Walter Pedullà (1992-93) e quindi con quella di Letizia Moratti (1994-96).
           
A proposito del Prix (o Premio) Italia, il festival radiotelevisivo organizzato dalla Rai sotto l'auspicio dell'Unione Radiotelevisiva Europea, é interessante notare come questo venisse utilizzato. Fin dalla sua  nascita, nel 1948 a Capri, il Prix è stato un modo per valorizzare e premiare i comuni "bianchi" (della Dc). Per tale motivo gli organizzatori del Prix si sono sempre rifiutati di farlo svolgere al mio paese nativo, Giulianova (tipicamente "rossa"). In quel periodo pensavo che, come ricompensa per il mio personale interesse al Prix (che risaliva al 1979), gli organizzatori avrebbero considerato come possibile sito, Giulianova.
            Infatti, prima su Television/Radio Age e poi su Video Age, ero uno dei pochi giornalisti specializzati che davano una buona visibilità al Prix. Inoltre, mi sono spesso impegnato per far partecipare al Prix alti dirigenti delle televisioni americane, brasiliane ed australiane.
            Alcune volte ho organizzato convegni entro i lavori del Prix e feste, anche assieme ad operatori televisivi italiani come il patron di rete Capri (ed a volte sindaco di Capri) Costantino Federico, quando il Prix si svolse a Capri nel 1983 e, di nuovo nel 1988.
           
Comunque, il Prix non escludeva solamente i comuni rossi, ma anche quelli socialisti, al punto che, nel 1990, l'allora presidente della Rai, il socialista Enrico Manca decise di creare "Umbriafiction", un altro festival sponsorizzato dalla Rai, da svolgersi nel suo distretto di Perugia.
           
Naturalmente ad Umbriafiction andarono molte delle risorse finanziarie che la Rai prima riservava al Prix Italia, al punto che, nel 1993, il Prix dovette svolgersi a Roma con un budget intorno ai 200 milioni di lire, contro i miliardi che venivano stanziati in precedenza. Nel maggio 1993, peró, cosí annunciavo la fine di Umbriafiction su Video Age: "Il problema di Umbriafiction é dovuto a diversi fattori, tra i quali la riduzione del contributo finanziario da parte della Rai. Inoltre, da quando Manca é stato silurato come possibile ministro della Cultura, Silvio Berlusconi ha ridotto di molto i suoi legami con Umbriafiction".
           
Conseguenza delle tre edizioni di Umbriafiction fu però l'indebolimento del Prix Italia, al punto che molte volte si é pensato di chiuderlo. Solamente in tempi recenti, grazie all'impegno ed al prestigio dell'ex segretario generale Carlo Sartori, il Prix é tornato ad essere reinserito nelle agende dei dirigenti televisivi del mondo.

Dom Serafini