Sala Stampa

I comunicati

Direttori troppo tolleranti verso contributi editoriali incomprensibili - Venerdì 04 marzo 2005

di Dom Serafini

Devo ammettere che mi piace leggere gli articoli e le lettere che alcuni connazionali inviano ai media italiani all'estero. Talvolta li trovo irritanti, ma sono anche un'opportunità per prendere il dizionario e capire cosa vogliano dire frasi come "riformisti moderati", "aggregazione di pensiero" o parole come "istanze", "prepositiva", "concertazione" ed "emicicli".
Una volta trovato il significato, però, mi rendo conto di non riuscire ugualmente a capire il significato della frase.
Molto spesso mi chiedo se sia mia ignoranza o mancanza di chiarezza da parte
degli autori.
Quello che trapela da questi contributi editoriali, comunque, é il tono aspro e belligerante; se almeno avessero un tono ironico, sarcastico o eufemistico, forse riuscirebbero simpatici.
A volte questi autori vogliono essere deliberatamente incomprensibili al vasto pubblico, in quanto dirigono il loro messaggio solamente a poche specifiche persone (ciò che è comunemente chiamato "messaggio cifrato").
A questo punto, però, dovrebbe intervenire il direttore per impedire che il suo giornale venga usato per scopi privati. Questo diventerà un problema ancora maggiore in  vista del voto italiano all'estero, con i tanti potenziali candidati bisognosi di pubblicità.
Se poi fosse evidente che l'articolo non ha altri fini oltre ad informare ma non é comprensibile ai lettori, il direttore lo dovrebbe rispedire al mittente con la preghiera di chiarire i punti poco chiari.
Un articolo scritto male, ma chiaro e semplice, é sempre meglio di uno scritto con erudizione, ma incomprensibile.
E non é solo questione di evitare "parolone" pompose, anche con parole semplici un autore può riuscire incompreso.
Anni fa, ad esempio, scrissi ad un famoso professore-giornalista-politico in Italia che non avevo capito una frase di un suo articolo. Al che il professore mi rispose, apparentemente irritato, che "casa" voleva dire casa, "treno" voleva dire treno e "stazione" voleva dire stazione. Parole semplici, vero, ma che nel contesto, non avevano senso.
Un'altra caratteristica dei contributi di lettori apparsi sulla stampa all'estero è che, se si perdesse un numero del giornale o non si fosse al corrente dell'argomento, il lettore non riuscirebbe a capire di che cosa tratti. Eppure basterebbe che l'argomento venisse ricapitolato in poche righe.
Poi ci sono le sigle! Chi le usa tende spesso a non spiegare il loro significato: Cgie, Comites, Aire, Ctim, Mae, Mim, Cir; un "alphabet soup" che fa venire il mal di pancia ai lettori che vorrebbero consumare l'articolo senza andare a fare ricerche su Internet.