Cambiare l’immagine dell’italiano sugli
schermi č possibile: basta volerlo - Venerdě 11 febbraio 2005
di Dom Serafini
Lo scorso mese ho inviato una lettera a Pat Mitchell, presidente
della Pbs,
la rete Tv pubblica americana con sede a Washington DC. ed una
simile nota č pronta per la Cbc, la Tv pubblica canadese.
La missiva conteneva una richiesta: che la Pbs inserisca nel suo
palinsesto programmi italiani in lingua inglese nella stessa
percentuale dei programmi britannici.
Copie della lettera sono state poi inviate alle principali
associazioni
italo-americane: NIAF, Sons of Italy negli Usa e Canada e UNICO.
Lo spunto per la lettera alla Pbs deriva da due premesse:
per prima cosa, da tempo la nostra comunitá si ritiene offesa per
come
Hollywood rappresenta l’italiano sugli schermi. Purtroppo, gli
italiani in nord America non possono controllare, né tanto meno
influenzare i grandi produttori di Hollywood e le tante
dimostrazioni contro “I Soprano”, ed altri programmi televisivi
e cinematografici che proiettano immagini negative dell’italiano
ne sono la prova. Tra l’altro, come ho fatto presente in un
articolo per “Il Sole 24 Ore” (“Quell’immagine dell’Italia
sugli schermi americani,” di martedě 4 gennaio, 2005), “gli
italiani sono divertenti. Hollywood non avrebbe lo stesso successo
con film e programmi televisivi sui tedeschi o i francesi”.
La soluzione quindi é di impegnarsi su ció che é piú facile ed
attuabile: la
Pbs dipende sia dai contributi dello Stato che dai telespettatori,
cioé tutti
noi. La Pbs, inoltre, é molto sensibile alle pressioni politiche,
cosa che non
influenza Hollywood, dove solo gli incassi contano (le repliche de
“I Soprano” sono state vendute per $2,1 milioni ad episodio!).
La seconda premessa é che la Pbs (come pure la Cbc) ha sempre
offerto ció che la Tv commerciale non poteva giustificare di
programmare: documentari, film classici, programmi per bambini e
ragazzi, fiction classica, ecc. Tutti programmi di basso ascolto.
Ora, peró, per tutti questi tipi di programmi ci sono tanti canali
specializzati, come A&E, Discovery, Cartoon Network, ecc. che si
accontentano di ottenere i bassi ascolti della Pbs, disprezzati
dalle reti commerciali.
Considerando che la Pbs, come Pat Mitchell stessa ha dichiarato in
un’intervista a “VideoAge” (rivista di televisione
professionale che dirigo), deve“ iniziare a pensare fuori dagli
schemi tradizionali”, il terreno é fertile per una programmazione
favorevole al vasto pubblico italiano e italo-americano di prima,
seconda e terza generazione. Ciň permetterebbe alla Pbs di
acquisire un pubblico non servito da altre reti Tv, ma influente in
termini di donazioni.
Come la mia lettera ha fatto presente al presidente Mitchell, negli
Stati
Uniti le comunitá ispaniche e afro-americane sono ben servite da
molte reti Tv e, pertanto, non sono piú un “target”
intelligente per la Pbs, mentre quella italo-americana,
completamente ignorata dalla Tv commerciale e, fino ad ora, dalla Tv
pubblica, potrebbe rappresentare un nuovo ed esteso bacino di
audience.
Dopotutto, l’Italia, l'italo-canadese e l’italo-americano hanno
tanto da
offrire al pubblico nord americano: dalla musica alla cucina,
dall’arte al
cinema, dall’architettura al design. Nonostante ció, per il
Capodanno, la Pbs ha scelto di trasmettere il concerto di Vienna,
piuttosto che quello piú dinamico e attraente da La Fenice di
Venezia. (www.domserafini.net)
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