Sala Stampa

I comunicati

Un nuovo modo di far politica - 12 gennaio, 2005

di Dom Serafini

L'America fa sempre breccia in Italia. L'ultima importazione é ció che "Il
Sole 24 Ore" chiama "la campagna fai-da-te".
Questa campagna riguarda i "listini personali" dei governatori della Puglia
(Raffaele Fitto), la Lombardia (Roberto Formigoni) ed il Lazio (Francesco
Storace). Da non molto tempo, poster e locandine di questi candidati alle prossime regionali, campeggiano sui muri e negozi delle loro cittá, ma senza logo di partito o alcun riferimento ad una lista o coalizione, anche perché le nomine non sono ancora state fatte.
Questo nuovo modo di far politica mi rincuora in quanto neutralizza le
critiche ricevute dal momento in cui ho annunciato la mia candidatura alle politiche del 2006 per il voto dell'italiano all'estero, senza che indicassi un partito politico di riferimento.
Tra le tante critiche ricevute da schieramenti sia di destra che di sinistra,
la piú pungente voleva essere: "ma cosa fai se prima non hai un partito?"
Eppure, leggendo l'ultimo libro di Antonio Foglio ("Il marketing politico ed
elettorale" Editore Franco Angeli, Milano) appena pubblicato, é chiaro che "il
marketing politico incomincia dal cittadino che domanda e non dal partito".
La mia campagna ha un altro aspetto innovativo: oltre a fare propaganda,
vuole informare tutti: gli elettori ed i candidati concorrenti. Infatti, il mio
sito (www.domserafini.net) include tanti elementi che possono essere utili sia all'elettorato attivo (gli elettori), che passivo (i candidati), e stiamo la
vorando affinché il sito venga ulteriormente arricchito da molti altri dati.
Dal libro del prof. Foglio, che consiglio a tutti i potenziali candidati di
consultare, si legge, infatti che "comunicazione politica vuol dire informare;
propaganda politica vuol dire proiettare l’azione oltre l'informazione".
Ma il dato piú utile si trova a pg. 255 del libro: per una campagna politica
in Italia, che di solito si svolge in un'area media di 100 kmq, si "dovrebbe
prevedere un 'timing' di almeno 100 giorni". Ora, considerando che, per un
candidato nel collegio elettorale dell’America settentrionale e centrale, l’area
d’impegno é 250.000 volte piú grande, é logico prevedere un ‘timing’ di
almeno 5 volte tanto. Ed é ció che ho fatto.
Forse, coloro che hanno criticato il “timing’ della mia campagna, pensano
che non sia necessario raggiungere tutti i cittadini. Ed infatti ho sentito di
piani che limiterebbero i candidati a fare le campagne solamente nelle aree
principali: New York e Toronto. É mia convinzione, invece, che per rappresentare tutti gli elettori bisogna conoscere tutte le varie comunitá sparse nella circoscrizione.
Un’altra critica rivoltami da personaggi legati ad un vecchio modo di far
politica, é che “devo presentarmi con un programma”. Ma, non essendo cosí
arrogante da imporre un “mio” programma, sará il cittadino a dirmi quale sará il mio lavoro. E ció trova riscontro nel libro di Foglio: “I cittadini devono poter trovare il ‘loro’ punto di riferimento. Un programma deve racchiudere
proposte e tematiche volute dall’elettorato”.
L’America é sempre stata vista come un’incubatrice di idee, e anche per le
politiche del 2006 sta introducendo delle innovazioni. Mi sento orgoglioso e
privilegiato del fatto di poter portare alla ribalta in Italia il ruolo
dell’italiano all’estero suggerendo alcune di queste innovazioni.