Perché gli italiani all'estero
fanno invidia in Italia
di Dom Serafini
Siamo in un ristorante nella "civilizzata" Milano. Un uomo
con tre bambini piccoli é seduto a un tavolo e vuole
accendersi il sigaro, ma viene scoraggiato da un vicino, un
italiano residente all'estero già irritato perché reduce da un
tortuoso viaggio di ritorno dall'Ungheria dove si era visto
cancellare il volo Alitalia perché c'erano pochi passeggeri.
Il signore col sigaro viene poi raggiunto al
ristorante da un parente accompagnato da un cane enorme. Ora, viene
da pensare: un italiano che si trova all'estero sarebbe così
scorretto verso gli altri commensali facendo le stesse cose?
Sicuramente no. Allora perché l'italiano che torna in Patria viene
tanto deriso dai connazionali residenti in Italia? A volte, questo
atteggiamento negativo verso un concittadino all'estero rasenta
l'ostilità. Un cittadino italiano residente a Los Angeles é
rimasto così offeso dal modo in cui é stato trattato in Italia che
ha giurato di non tornarci più. Naturalmente é uno sfogo del
momento e sicuramente vi tornerà, ma episodi simili capitano
spesso.
Forse rimane ancora viva in Italia l'immagine
dell'emigrante senza scolarizzazione con la valigia di cartone,
parte del folclore italiano che stenta a morire, e comunque quale
famiglia in Italia non ha avuto parenti emigrati all'estero per
necessità?
Ma c'é anche il fattore positivo da prendere in
considerazione. Molti italiani partiti per l'estero in cerca di
fortuna, non ci sono riusciti e sono tornati in Italia portando con
sé tanto rancore sia verso il paese che li ha ospitati sia verso
coloro che, invece, vi hanno fatto fortuna. A detta delle
statistiche, sono stati più coloro che hanno dovuto tornare in
Italia dopo un periodo all'estero che quelli che hanno avuto un
discreto successo.
Ed ecco, quindi, subentrare l'invidia, il
risentimento amplificato nel tempo nell'inconscio generale. I
giornali, ad esempio, hanno tutti una sezione "Esteri",
che non riguarda mai l'italiano all'estero, anzi questo viene
evitato con precisione chirurgica.
Molti politici guardano all'italiano all'estero
con sussiego, specialmente coloro i cui seggi vengono da zone con
pochi corregionali sparsi nel mondo (come ad esempio la Lombardia) e
quindi non possono temere ritorsioni da parte di amici e parenti che
fanno parte di quell'elettorato.
E poi ci sono coloro che temono il confronto
civile e civico, ma, soprattutto, temono il confronto sociale ed
economico, pertanto temono gli italiani all'estero che rientrano in
Italia. Perché loro stanno bene e noi no? Perché da loro tutto
funziona meglio? Perché si
possono permettere cose che a noi costano tanti sacrifici? Perché
tornano in Italia a rompere? Non riescono ad accettare il fatto che
questi italiani sono cresciuti e dopotutto l'Italia rimane la loro
Patria.
Il problema é anche psicologico. Per molti
aspetti l'Italiano all'estero é inconsciamente considerato più
fortunato dell'italiano in Italia, e ciò causa risentimento e
invidia.
Il politico italiano che é a favore del voto
degli immigrati non cittadini in Italia ma denigra il voto
dell'italiano all'estero riflette questi sentimenti. Non c'é nulla
di politico in questo atteggiamento: é meramente una questione
psicologica e spetta all'italiano all'estero risolverla, non
offendendosi, vittimizzandosi o polemizzando con gli italiani in
Italia, ma facendo uso di pragmatismo che lo porti a comportarsi
sempre in modo cortese, quasi umile. Segno di superiorità mentale,
civile e culturale, anche se a volte non accademica.
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