Sala Stampa

I comunicati

Poche "option" per il voto dell'italiano all'estero

di Dom Serafini

É chiaro che a questa maggioranza il voto all'estero non interessa più o, al massimo, interessa relativamente. Altrimenti non si spiegherebbe tanta preoccupazione  tra alcuni membri della maggioranza per cose apparentemente banali quali il voto anticipato al fine di evitare un "ingorgo istituzionale".
In pratica, per evitare la contemporanea fine del mandato settennale del Capo dello Stato e dell'attuale XIV legislatura, il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, vorrebbe sciogliere le Camere il 9 febbraio 2006 per andare alle elezioni politiche il 9 aprile, in anticipo rispetto alla scadenza di maggio.
Ciò significa che gli italiani all'estero potrebbero votare per il 30 marzo 2006.
I problemi? Primo che, al netto della sessione di bilancio di ottobre-dicembre prossimi per l'esame della Finanziaria 2006, secondo "Il Sole 24 Ore", resterebbero appena 22 giorni di lavoro d'aula e 352 ore sui banchi per votare.
Oltre alla Finanziaria, sono 8 le priorità del Governo, ma non il completamento dell'iter finale per il voto all'estero. Inoltre, dei 150 mandati che il Governo ha ricevuto dal Parlamento, meno di 100 hanno avuto seguito.
Lo scioglimento delle Camere il 9 febbraio é però visto dal Governo come una "delegittimazione" (l'incapacità di governare) pertanto sarebbe disposto al voto ravvicinato solamente il 7 maggio il che, per l'italiano all'estero, vorrebbe dire votare per fine aprile 2006. Da tener presente che la scadenza naturale per lo scioglimento delle Camere é il 30 maggio (fu eletto il 13 maggio del 2001) e che la data delle prossime elezioni politiche dovrebbe essere tra il 23 luglio e il 6 agosto.
Naturalmente, il Paese non può stare sia senza Governo che senza Presidente,
pertanto c'é anche la questione del rinnovo del mandato a Ciampi, o dell'elezione di un nuovo presidente da questo Parlamento o dal nuovo Parlamento se il voto venisse anticipato.
Analizzando i vari componenti di questa maggioranza notiamo che: la Lega non é interessata al voto all'estero; l'Udc teme il voto all'estero perché "ruba" seggi dal proporzionale a lei sacri; FI é divisa, con parlamentari a favore, altri che remano contro ed il Pri che non vuole il voto all'estero. L'unico partito che mostra compattezza verso il voto al''estero, AN, sta attraversando un periodo critico ed é quindi distolto dall'impegno verso i cittadini all'estero.
Lo stesso vale con lo schieramento di centro-sinistra: la Margherita, come tutti i partiti piccoli teme la perdita dei suoi seggi con il proporzionale, mentre DS, verdi e Rifondazione sono ideologicamente opposti al voto all'estero.
Naturalmente alla grande stampa italiana il voto all'estero interessa tanto quanto le elezioni in Camerun, pertanto non c'é d'aspettarsi nessun appoggio dalla cosiddetta "opinione pubblica".
É interessante osservare come i giornalisti italiani nel Nord America, raggruppati in un'associazione chiamata ACINA, non facciano molto per gli italiani all'estero. Questi sembrano piú interessati a proporre articoli generici o pezzi di costume piuttosto che "scendere" a contatto con le tante problematiche degli italiani all'estero. Paradossalmente, questi giornalisti fanno loro stessi parte della famiglia degli italiani all'estero (non offendiamoli chiamandoli emigrati!) e pertanto con le stesse problematiche degli emigrati.
Questo per ricapitolare la situazione presente. Ora ci si chiede: in base a quanto detto, cioè abbandonati dai politici e ignorati dalla grande stampa, cosa rimane all'italiano all'estero?
Le istituzioni? Vediamo quali e come.
In vista di un'azione anticostituzionale del Parlamento (nel mancato adempimento del voto all'estero), il presidente Ciampi potrebbe sciogliere le Camere, nonostante il fatto che negli ultimi sei mesi del mandato, il Presidente della Repubblica normalmente non possa scioglierle. Infatti, l'articolo 88 della Costituzione  permette a Ciampi di sciogliere le Camere poiché gli ultimi sei mesi coincidono con gli ultimi mesi della legislatura.
Ma, sarebbe disposto il presidente Ciampi a salvaguardare gli interessi degli italiani all'estero, minacciando lo scioglimento delle Camere?