Sala Stampa

I comunicati

La lingua italiana negli Usa nell'era della globalizzazione

di Dom Serafini

"Non trascuri gli italiani di seconda generazione", é stato il monito di un console italiano in America. "I loro nonni, immigrati negli Usa negli anni 40 e 50, non sono da tempo interessati all'Italia. I figli degli immigrati, cioè la prima generazione nata in America, non hanno ricevuto stimoli per restare italiani, mentre la seconda generazione, sia perché essere italiani ora é di moda che per l'influenza della globalizzazione, vuole tornare ad essere italiana".
Tutto ció lo si vede manifestato all’interno delle numerose associazioni italo-americane tutte intente a riconquistare la lingua italiana e a conoscere il Bel Paese.
Le seconde generazioni sono anche nell’obiettivo degli studiosi del FIERI, l’associazione culturale degli italo-americani, come riportato da “Oggi 7” del 22 maggio 2005.
Questo ritorno all’italianità di persone che non sanno parlare italiano e, spesso, non hanno mai visitato l’Italia, é un fenomeno che si é sviluppato recentemente forse anche come risultato dell’interesse che l’Italia ha mostrato verso l’Italiano all’estero, con il voto per corrispondenza, e per le attività promozionali che molte regioni italiane hanno intrapreso all’estero.
Oggi gli italo-americani di seconda generazione non si accontentano più della cultura italiana tramandata dai nonni (consistente principalmente di cibo e tradizioni), ma vogliono essere partecipi soprattutto con la lingua.
Questo cambiamento é il risultato di due fattori convergenti: la globalizzazione, che ha valorizzato l’elemento multiculturale e la sopraccitata attività promozionale dall’Italia.
Nato in Canada nel 1971, il multiculturalismo si é oggi sviluppato in tutto il mondo italico e diramato in diverse definizioni diventate tutte argomenti di studi, quali: culturalismo incrociato (cross-cultural), trans-culturale, inter-culturale e persino meta-culturale.
Il multiculturalismo ora é sinonimo di conoscenza, comunicare meglio con le altre nazioni e, a livello parlato, ampliare il vocabolario e migliorare l'abilitá oratoria. Multiculturalismo non vuol dire solamente essere tolleranti, ma capire le persone e incoraggiare l'armonia tra le varie razze eliminando tensioni sociali.
Per questi ed altri motivi, il big-business é diventato uno dei principali promotori del multiculturalismo poiché questo permette di competere meglio a livello globale.
Una volta il multiculturalismo era visto come segregazione.Ora le società monoculturali sono quelle segregate perché chiuse rispetto a molti altri Paesi.
L’evoluzione sociale ha anche contribuito a cambiare il modo di concepire la segregazione: mentre una volta le divisioni erano etniche, ora sono politiche e –– con l’inglese diventata la lingua franca per tutto il mondo –– negli Usa, il multiculturalismo non é più associato con la Torre di Babele.
Ironicamente, quelli che erano contro il multiculturalismo (in quanto, dicevano, non crea un’ “identitá comune”) sono i nonni degli italiani d’America di seconda generazione, per i quali il multiculturalismo ha fatto sviluppare una forte identità italiana comune.
I giovani italiani di seconda generazione mostrano inoltre il bisogno di sentire "un senso di appartenenza", problema ancora sentito dalle persone di colore a causa della schiavitú che li ha lasciati senza un senso di appartenenza.
Per i giovani italiani d’America inserire il trattino in “italo-americano”, é oggi sinonimo di ponte, non di segno del meno.