Sala Stampa

I comunicati

Gli italiani negli Usa non possono ignorare il Canada - venerdì 06 maggio 2005

di Dom Serafini

Durante le tappe nelle 25 comunità di cittadini italiani negli Usa, visitate in occasione della campagna per il voto degli italiani all'estero, ho notato una cosa molto particolare alle piccole comunità: i potenziali candidati ignorano l’imponente presenza canadese.
Questo fenomeno é molto marcato negli Usa, ma evidente anche in Messico, tutte aree che, assieme al Canada e all’America Centrale, fanno parte del nostro collegio elettorale.
Arrivo a Chicago e sento parlare di tanti potenziali candidati; la stessa cosa mi capita di sentire a Filadelfia, Miami e, addirittura, anche a San Diego e Città del Messico.
Ogn'una di queste città non conta più di 14.000 cittadini italiani con un'affluenza media al voto del 25%, cioè circa 3.500 elettori. San Diego, poi, non ha neppure un Comitato degli italiani all'estero (Com.It.Es.) perché non raggiunge i 3.000 cittadini e Città del Messico conta 5.000 italiani e 1.200 elettori.
Naturalmente, ciascun potenziale candidato non é preparato per la sfida né a livello locale, né a quello internazionale.
Alcuni ripongono la loro fiducia nella forza dei partiti, altri vorrebbero far leva sul voto dei correggionali, molti si affidano solamente alla Provvidenza. In genere, aspettare il partito di cui sono stati per molto tempo fedeli rappresentanti, é la loro speranza principale.
La maggior parte di questi potenziali candidati, nei piccoli centri, ha avuto esperienze con i Com.It.Es. e ha catturato fino a 1.000 voti in ambito locale. É questa visibilità locale che, alla fine, li incoraggia ad aspirare ad una sfida internazionale.
In secondo piano passa la realtà che i partiti sceglieranno candidati residenti nei grandi centri come New York, Toronto e Montreal: candidati che potranno contare su bacini di elettori con dai 35.000 ai 80.000 cittadini.
La cosa più strana, comunque, é che, tra tutti i potenziali piani di campagna elettorale che ho ascoltato negli Usa ed in Messico, il Canada non figura affatto.
Invece é chiaro che la maggior parte dei candidati proverranno dal Canada anche perché il paese può contare su di un sistema mediatico in italiano molto più sviluppato che negli Usa: con numerosi giornali, riviste, radio e televisioni che daranno molta visibilità ai loro candidati locali.
La schiera sarà ridotta se tra Italia e Canada non si firmerà un accordo del tipo firmato negli Usa, dove un cittadino con doppia nazionalità non verrà penalizzato se dovesse candidarsi e/o essere eletto al Parlamento italiano. Ma anche se non ci fosse un accordo, molti italiani in Canada, che non sono cittadini canadesi, possono affrontare la sfida ed avranno dalla loro parte quotidiani come “Il Corriere Canadese” che non darà spazio ai candidati dagli Usa.
Si stima che il quotidiano, che esce dal lunedì al sabato nell’area di Toronto, distribuisca 5.000 copie al giorno, ma utilizza oltre 2,5 milioni di euro l’anno in contributi dallo stato italiano, ha pertanto molte risorse per contrastare l’avanzata degli italiani dagli Usa.
Non prepararsi adeguatamente, sottovalutare, o peggio ancora, ignorare la forza degli italiani in Canada, rende la sfida dei potenziali candidati residenti nei piccoli centri, ancora più velleitaria.