Sala Stampa

I comunicati

Perché mi candido - 3 dicembre, 2004

di Dom Serafini

Alle prossime elezioni politiche italiane, sarò uno dei tanti candidati per
il voto degli italiani all'estero.
    A maggio del 2006, per la prima volta nella storia, gli italiani residenti all'estero potranno votare per posta per le politiche. Fino ad ora, per votare bisognava andare in Italia. L'italiano all'estero, però, potrà votare solamente per un italiano anch'egli residente all'estero. Questo affinché il voto all'estero non squilibri quello in Italia. Sapendo che le necessità degli italiani all'estero sono diverse da quelle in Italia, si sono creati quattro collegi elettorali fuori dall'Italia, ciascuno per eleggere un Senatore ed un Deputato. Poi, ci sono 8 seggi per la Camera e 2 per il Senato che andranno assegnati proporzionalmente.
Il mio collegio elettorale comprende: Canada, Usa, Messico e America
Centrale: un'area 4 volte l'Europa. Quindi queste candidature avranno un compito difficile, impegnativo, costoso, pieno di imprevisti e di sacrifici.
    Allora, perché lo faccio? La risposta a questa domanda ha tre componenti: una personale, una altruistica ed una pragmatica.
    A livello personale, non posso negare che vorrei far parte di questo evento storico. Inoltre, sono anni che infierisco contro l’Italia romacentrica che trascura gli interessi degli italiani all’estero ed ora che ho l'opportunità di fare qualcosa per le nostre comunità italiane, non posso certamente ignorarlo.
    A livello altruistico, sarà la prima volta, in 35 anni che servo le comunità italiane –– con programmi radiofonici, televisivi, informazione di ritorno, articoli, donazioni, associazioni e attività culturali –– che potrò dar forza a tutto ciò che ho predicato e patrocinato.
    A livello pragmatico, mi sono reso conto che, fino a prova contraria,
sono l'unico che può fare da ponte in tutti paesi coinvolti. L’attività nel
settore televisivo mi ha portato a conoscere, apprezzare e lavorare in tutti i
paesi che fanno parte del mio collegio elettorale. É importante che un candidato sia il rappresentante di tutti gli italiani chiamati a votarlo e, per vincere sarà necessario ricevere voti da più paesi. Penso di ottenere l'appoggio degli italiani in tutto il collegio elettorale perché ho curato e continuo ad operare in tutti questi paesi.
    Ora, tutti si chiederanno con quale partito mi candidi. La risposta é che sto analizzandone alcuni e che questo elemento dovrebbe essere d’importanza secondaria. Vorrei, però, che i lettori mi giudicassero in base a chi sono, da dove vengo e cosa ho fatto. Per tale motivo sul sito Internet www.domserafini.net si trova tutto ciò che potrebbe interessare l’elettore. 
    Dopotutto se non venissi giudicato un candidato ideale a cosa servirebbe far parte del partito ideale? Il candidato ideale dovrebbe essere come un bravo giornalista che si serve della piattaforma di una testata per raggiungere il pubblico, ma che mantiene la sua responsabilità primaria verso il lettore e, secondariamente, verso il giornale.
    Ed eccoci al nocciolo della questione. Cosa farò se eletto? La risposta ovvia é che sarò il rappresentante ideale degli italiani nel collegio. La risposta é ovvia perché dovrebbe essere la stessa per tutti i candidati. Come si diventa un “candidato ideale”, prima ancora di un “rappresentante ideale”? Per prima cosa, bisogna porre la fedeltà al servizio delle comunità italiane. L’ideologia ed il partito devono essere d’importanza secondaria. Nel nord e centro America ci sono italiani originari di 20 regioni. Le opinioni sono tante e le tradizioni sono diverse. I problemi, però, sono uguali per tutti e non si risolvono con le ideologie. Il candidato ideale deve essere in grado di rappresentare tutti gli italiani, indifferentemente dalla regione di provenienza, dal dialetto, dall’affiliazione politica, dalla tradizione e dalla religione.
    Se il partito chiedesse ad un futuro rappresentante di votare per qualcosa che vada contro gli interessi delle comunità italiane all’estero, cosa dovrebbe fare il rappresentante ideale? La risposta a questa domanda deciderà chi sarà il “candidato ideale”.
    Ma, se eletto, cosa farò, in particolare? Nel mio collegio elettorale, ci
sono potenzialmente 360.000 elettori. Ogni elettore ha una sua agenda. Come elettore ho anch’io la mia agenda, ma avendo deciso di rappresentare quella degli altri, ho messo in rete un sondaggio per capire ciò che gli italiani nel mio collegio si aspettano da me in qualità di rappresentante della comunità. Se eletto sarò, a tutti gli effetti, un funzionario pubblico alle dipendenze del mio elettorato.